Conosciamo i nostri ospiti: Riccardo Illy, Gruppo Illy

È a capo del Gruppo di famiglia, giunto alla quarta generazione, conosciuto ovunque per il caffè di qualità e per il suo sostegno all’arte contemporanea, e artefice di una diversificazione di prodotto vincente.

La data del 25 maggio di Non è magia, è solo strategia! si avvicina mentre iniziamo a scambiare opinioni con un altro ospite, Riccardo Illy, presidente del Gruppo Illy. Sin da questo primo scambio di battute, cogliamo la ricchezza di spunti che può offrirci come l’attenzione, da sempre riservata dalla sua famiglia, a sviluppare attività in cui vinca la competenza, ad acquisire esperienze anche in ambiti nuovi purché guidati da chi ne ha una vera conoscenza, e a trasferire questo modus operandi ai più giovani attraverso un vero e proprio regolamento. Da sottoscrivere.

Illy è sinonimo di caffè e anche di arte. C’è strategia dietro questa scelta?
R. L’arte è inclusa nel DNA della illycaffè fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1933 per iniziativa di Francesco Illy, che era un mecenate e un pittore egli stesso, mentre la moglie Vittoria era una pianista. Nella comunicazione aziendale sono stati coinvolti nel tempo cartellonisti come Xanti Schawinsky, architetti come Matteo Thun e artisti come James Rosenquist, che ha dipinto il logo attuale della società. Nel 1992 il nipote, ovvero mio fratello Francesco, crea un legame più vasto e duraturo con l’arte visiva, inventando le art collection di tazzine; dipinte dai pittori più apprezzati nel mondo. Diventano l’icona della comunicazione della illycaffè che coerentemente si impegna nella sponsorizzazione delle più importanti mostre di arte contemporanea come la Biennale di Venezia.

Cosa deve far parte oggi della strategia di un’azienda, secondo Riccardo Illy?
R. Anzitutto la scelta chiara fra le strategie di fondo; quelle identificate nel modello di Michael Porter sono bassi costi, differenziazione e focalizzazione. Questa a sua volta va suddivisa secondo le prime due variabili. La illycaffè dagli anni ’80 ha scelto la strategia di focalizzazione sull’espresso e la differenziazione sulla qualità, puntando all’eccellenza. Raggiunta una dimensione più significativa ha superato la focalizzazione mantenendo la differenziazione qualitativa. Le altre scelte strategiche riguardano i mercati e i loro segmenti; da questo punto di vista illycaffè mira ai canali casa, fuori casa e uffici su base globale. È presente in più di 140 paesi.

Sei anche presidente di Domori. Com’è nata la scelta di aggiungere quest’azienda al Gruppo?
R. Quando nel 1933 Francesco Illy fondò la sua società la ragione sociale era “Industria Nazionale Caffè e Cioccolato Illy & Hausbrandt”. Fino al 1940, anno di inizio della seconda guerra mondiale in Italia, la società produsse anche cioccolato; la produzione venne sospesa durante la guerra per mancanza di materia prima. In quegli anni vennero prodotti solo surrogati di caffè, prodotti con orzo e saggina; e con il solo caffè riprese la produzione in condizioni normali dal dopoguerra. Il cioccolato rimase sempre, oltre che nella storia, anche nel cuore degli imprenditori di seconda e terza generazione. Così nel 2004, anno del secondo passaggio generazionale, la famiglia decise di avviare una diversificazione; tornando al cioccolato con Domori (la società strategicamente più simile a illycaffè per la sua unicità), al tè (che nostro padre Ernesto aveva già prodotto negli anni ‘60-‘80) con Dammann Frères, all’agricoltura (nella quale si era cimentato il nonno Francesco) con i vini di Mastrojanni e alle confetture (sempre un progetto del nonno) con Agrimontana della quale siamo i soci di maggioranza relativa.

Qual è il tuo motto e perché?
R. Ofelè fa il to mestè (pasticcere fa’ il tuo mestiere); è un detto milanese che ho imparato tanti anni fa, che suggerisce di non occuparsi di cose delle quali non si è competenti. È anche la filosofia di Warren Buffett ed è il motivo per cui Gruppo illy ha investito solo in quei settori del food nei quali ha una certa esperienza o tradizione.

Hai voluto a tutti i costi la funzione marketing in azienda, prima inesistente. Era il 1983. Com’è stata l’esperienza di introdurre le proprie idee in un’azienda già ben avviata?
R. Mi introdusse nel mondo affascinante del marketing mio fratello Francesco, che lo aveva studiato in Svizzera con eccellenti professori. Dopo averlo studiato anche io, alla Bocconi con Enrico Valdani, non fu facile portarlo alla illycaffè; allora mio padre riteneva che il marketing fosse il peggior nemico della qualità. Ma alla fine si convinse e, anche grazie alla applicazione dei principi del marketing, la illycaffè poté crescere più in fretta. L’epilogo, alcuni anni fa, fu bellissimo: l’Università di Udine intitolò l’aula di marketing a Ernesto Illy [ndr il padre di Riccardo].

Illy è nata nel 1933, nel frattempo alcune generazioni si sono avvicendate. Illy ha una sua ricetta per il ricambio generazionale?
R. La ricetta, o meglio il valore guida, è semplice; i soci, quindi tutta la famiglia, sono al servizio dell’impresa che a sua volta è al servizio dei clienti. Per attuarlo occorrono delle regole condivise che sono scritte in un regolamento di famiglia che chiamiamo Patto Illy, firmato da tutti i membri maggiorenni della famiglia che desiderano essere coinvolti nell’attività dell’impresa. I quattro componenti della terza generazione, assieme alla madre, sono coinvolti nel gruppo; della quarta generazione, per il momento, due dei nove rappresentanti.

Vuoi ascoltare Riccardo Illy, presidente del Gruppo Illy?
L’evento è sold out. Puoi seguire la diretta dalla pagina Facebook di Imago Design.